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Questa è la storia della famiglia Chiarli, ma anche la storia del Lambrusco.

 

1860 -1900

Cleto Chiarli  nel 1850 dalla campagna si trasferisce a Modena e con la moglie Lucia e i quattro figli: Adalgisa, Oreste, Anselmo e Aristide apre l’Osteria dell’Artigliere nel centro storico della città.


Nel 1860 Cleto Chiarli cessa l’attività di oste per dedicarsi unicamente alla produzione di Lambrusco che fino ad allora aveva prodotto per soddisfare il fabbisogno dell’osteria.


Una tappa epocale che segnerà la strada della futura generazione, ma anche una rivoluzione nelle vendite del Lambrusco. Infatti già allora Chiarli capì l’importanza di produrre Lambrusco in bottiglia e mise a punto le basilari tecniche di vinificazione di questo particolarissimo vino che, proprio solo in bottiglia , diventa frizzante per rifermentazione naturale.


Nel 1900 è a Parigi, in occasione dell’Exposition Universelle, alla Cleto Chiarli & Figli viene riconosciuto dalla giuria il prestigioso premio “Mention Honorable”, attestato dal diploma tuttora gelosamente conservato. Nel tempio del vino, dove nessuno aveva mai assaggiato il Lambrusco, la Cantina Chiarli viene incoronata per la qualità del suo vino, per la bottiglia, l’etichetta e il tappo di sughero legato con lo spago.  L’attestato conferisce all’Azienda una certa notorietà e un importante salto di qualità che la eleva tra una delle più importanti realtà vitivinicole dell’epoca.

 

 

1900 - 1960

L’azienda prospera fino ad arrivare ad una produzione di oltre 1 milione di bottiglie l’anno allargando i propri confini. Per le sue caratteristiche il Lambrusco Chiarli miete successi oltre che sul mercato italiano anche in America, Argentina, Francia, Inghilterra e Germania.


Nel 1925 Anselmo; figlio di Cleto, già da anni alla guida della Cleto Chiarli & Figli, acquista una vasta proprietà nell’immediata periferia della città dove costruisce una nuova e moderna cantina capace di produzioni sempre più importanti.


Nella primavera del 1944, nel pieno della sua espansione, la Cantina nel corso di un devastante bombardamento  su Modena effettuato dalle forze alleate viene completamente distrutta. L’attività cessa.


Nel 1946, dopo due anni di inattività, la cantina viene ricostruita dai figli di Anselmo. Giovanni e Giorgio prendono in mano le redini dell’azienda. Il Lambrusco Chiarli non è dimenticato, le ordinazioni arrivano un po’ da tutte le parti del Paese e dall’estero, la cantina riprende a vivere. La guerra è alle spalle, c’è la ricostruzione del Paese con l’obbiettivo di un futuro migliore per tutti. I consumi aumentano e in poco tempo dalla cantina escono 3 milioni di bottiglie.


Nel 1959  la Chiarli è la prima azienda vitivinicola a introdurre in  Emilia-Romagna il “Metodo Charmat” grazie al quale la rifermentazione del Lambrusco viene gestita in recipienti chiusi “cuves closes” con il risultato finale di un vino più  profumato, più fruttato e più variegato.

 

 

1960 - 1980

Nel 1960, in occasione dei cento anni di attività, la Chiarli festeggia l’anniversario con una nuova linea di Sorbara con l’etichetta “Centenario” che in breve diventa il prodotto simbolo dell’Azienda con una distribuzione capillare sull’intero territorio nazionale e anche su molti mercati esteri.


Nel 1962 altra espansione della cantina di Modena con un nuovo reparto di vinificazione, serbatoi di fermentazione, nuovi macchinari di imbottigliamento. Le vendite sono di circa 6 milioni di bottiglie l’anno. Il costante sviluppo dell’azienda impone delle scelte strategiche e così nel 1970 viene costruito un nuovo reparto dedicato soltanto al confezionamento in grado di soddisfare i sempre maggiori ordinativi.


All’inizio degli anni ’70 Mauro ed Anselmo, figli di Giorgio, entrano in azienda ed in breve iniziano ad essere parte attiva il primo nel settore produttivo ed il secondo in quello commerciale.


In Italia il Chiarli è il più conosciuto e venduto. Il consumatore del Nord, così come quello del Sud, gradisce questo tipo di vino fresco, giovane, ricco di bollicine profumate. E la bottiglia anch’essa rassicurante con il suo tappo di sughero e la chiusura sigillata dà garanzia e comodità nel quotidiano.


Anche all’estero il Lambrusco Chiarli ha fortuna, si fa conoscere e in poco tempo la sua notorietà si diffonde largamente. E’ esportato in Sud America, Venezuela, Canada, Stati Uniti. E poi in Europa: Francia, Regno Unito, Germania, Svizzera.

 

1980 -2000

Sul finire degli anni ’70 si affacciano sui mercati altre realtà vitivinicole emiliane che iniziano a produrre Lambrusco in gran quantità modificandone le caratteristiche al fine di assecondare i gusti dei consumatori e le tendenze dei nuovi mercati. Viene prodotto un vino alla moda spesso distante dalle sue antiche e storiche proprietà. Nel volgere di alcuni anni questo tipo di Lambrusco perde il suo appeal e come tutte le mode anche questa passa e rimane solo il ricordo negativo del prodotto. Si rende quindi necessario recuperarne l’immagine riportando le produzioni su standard qualitativi e caratteristiche organolettiche rispecchianti la vera natura del Lambrusco.


I Chiarli si rimboccano le maniche e danno inizio ad un innovativo ed importante programma di riqualificazione e valorizzazione del Lambrusco. Si decide di “rivisitare” tutti i vigneti per renderli più pratici, moderni e funzionali alle nuove esigenze dell’Azienda: recupero e ammodernamento delle ‘vigne storiche’, meccanizzazione delle varie operazioni agronomiche, ulteriore selezione dei cloni, estirpazioni dalle zone meno vocate e scelta dei migliori terreni di Castelvetro e Sorbara con nuovi impianti per produrre il Lambrusco Grasparossa e Sorbara di sempre più elevata qualità. Sono cambiamenti e investimenti importanti che poi nell’arco degli anni si riveleranno determinanti per la crescita della Cantina nel suo insieme.


Nel 1989 muore Giovanni e nel 2002 Giorgio. Sono i figli Anselmo e Mauro, la quarta generazione, che si appresta a continuare l’opera tracciata dal bisnonno Cleto. E’ un eredità “pesante” ma stimolante per i due fratelli che hanno le idee ben chiare su come continuare l’attività e lo sviluppo della Cantina Chiarli, la più importante Azienda vitivinicola privata dell’Emilia Romagna produttrice di Lambrusco.


Mauro continua la sua attività nella cura e coltivazione dei vigneti. Segue tutta la filiera produttiva, dal terreno alla potatura delle viti, dalla vendemmia fino alla vinificazione e imbottigliamento. Anselmo assume la direzione generale affidando l’organizzazione commerciale e marketing in Italia e all’Estero a valenti collaboratori ‘cresciuti’ in Azienda.


Nel 2000 dall’antica e storica azienda escono oltre 20 milioni di bottiglie di Lambrusco e altri vini emiliani di cui il 50% vendute all’estero, in mercati sempre più competitivi ed agguerriti. La Chiarli riesce a conquistarli presentandosi con un marchio che garantisce da sempre vini doc di ottima qualità.

 

2000 -2012

La nuova cantina “Cleto Chiarli”

Sull’onda delle importanti conferme che arrivano dai mercati, nel 2002 Mauro ed Anselmo decidono di dare vita ad un nuovo ed ambizioso progetto: costruire una nuova cantina dotata delle più moderne e innovative tecnologie per trasformare le uve prodotte dalle proprie Aziende Agricole in vini di altissima qualità, e realizzare una sede dove sia possibile discutere e allo stesso tempo promuovere la cultura dei vini  Lambrusco, una famiglia di vitigni generosi che da sempre fanno parte del territorio modenese.


Viene scelta l’Azienda Agricola Castelvetro, che già ha in produzione 40 ettari di vigneto ed è dotata di un complesso di edifici di pregio comprendente la storica Villa Cialdini dove nacque nel 1811 il Generale Enrico Cialdini  famoso combattente risorgimentale.


I lavori per la realizzazione della nuova Cantina sono lunghi, complessi e delicati per salvaguardare lo stile architettonico degli edifici preesistenti e nel contempo rispettare un progetto che prevede l’installazione di impianti e macchinari ad alta tecnologia nella tutela del territorio, dove l’antico e il moderno si coniugano perfettamente.


Nel 2003 la nuova Cantina, dedicata a Cleto Chiarli capostipite e fondatore della Storica Azienda Vinicola modenese, inizia a produrre. Arrivano dalle vigne di proprietà le migliori selezioni di uve che vengono vinificate, imbottigliate e firmate col marchio Cleto Chiarli.


La cantina “Cleto Chiarli” di Castelvetro rappresenta per la famiglia Chiarli un momento importante perché va a coronare una storia iniziata a Modena 152 anni fa nel 1860 dal fondatore Cleto.