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Modena, e nella mente si accendono immagini e sensazioni affascinanti tutte simboli di eccellenze universalmente riconosciute: il Duomo canone incomparabile dell’arte romanica, la millenaria Abbazia di Nonantola, la Ferrari, la Maserati, Pavarotti, lo Zampone, i Tortellini, l’Aceto Balsamico Tradizionale, il Lambrusco…….


Il Lambrusco dunque questo simpatico, allegro amico sulle tavole di Modena e di tantissimi luoghi del mondo.


La tradizione vitivinicola modenese ha radici lontane nel tempo e da sempre strettamente legate al Lambrusco, che ancora oggi è alla base della nostra più genuina cultura enogastronomica.


Il Lambrusco, come testimoniano le citazioni di Virgilio e Plinio il Vecchio, è una numerosa famiglia di vitigni autoctoni di antichissima origini, forse i più antichi d’Europa.  Tra le decine di varietà allevate nel passato già dal XIX secolo la tradizione locale e le caratteristiche peculiari del Sorbara e del Grasparossa hanno determinato quella selezione che nel 1970 li ha consacrati DOC associandovi anche il Salamino di Santa Croce.


Il territorio del Sorbara si estende a Nord sulla vasta piana alluvionale percorsa dai fiumi Secchia e Panaro. Il Grasparossa si sviluppa a Sud di Modena dove i campi iniziano a salire per formare le dolci colline intorno a Castelvetro.


Ognuno dunque nella sua area dove la qualità del terreno e le diversità del vitigno e del clima si riflettono pienamente nelle caratteristiche dei vini. Il Sorbara, dal sapore fresco e delicato, si distingue per il colore rosso rubino chiaro, per il profumo intenso e fine sentore di viola e ribes, il Grasparossa per il colore rosso rubino intenso con sfumature violacee, bouquet di frutta fresca e buon corpo.


Dunque vitigni fratelli, ma ognuno ricco della sua individualità e ognuno con la sua schiera di estimatori che spesso non è disposta a concedere lo stesso apprezzamento agli altri Lambrusco.


La zona pedecollinare della provincia di Modena ha da sempre ha avuto una presenza di uve Trebbiano di ottima qualità  che sono anche oggi come nel passato principalmente la base dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena.


Da una decina di anni  il vitigno autoctono Pignoletto, dai confini con il bolognese, ha esteso la sua presenza sul territorio incontrando il favore dei viticultori più attenti. Oggi il Pignoletto è una interessante realtà che grazie alle cure dedicategli dai produttori entra con pieno merito insieme ai Lambrusco nella nuova DOC Modena.